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XIX.

On the new Forcers of Conscience under the Long

PARLIAMENT*.

BECA

ECAUSE you have thrown off your Prelate

Lord,
And with stiff vows renounc'd his Liturgy,
To seize the widow'd whore Plurality,

From them whose fin ye envied, not abhorr’d,
Dare ye for this adjure the civil sword

5 To force our consciences, that Christ fet free, And ride us with a classic hierarchy, Taught ye by mere A. S. and Rotherford ? Men whose life, learning, faith, and pure intent,

Wculd have been held in high esteem with Paul, 10

Must now be nam’d and printed Heretics
By shallow Edwards and Scotch what-d'ye-call :

But we do hope to find out all your tricks,
Your plots and packing, worse than those of Trent,

That so the Parliament
May with their wholefome and preventive shears
Clip your phylacteries, though bauk your ears,

And succour our just fears, When they shall read this clearly in your charge, New Presbyter is but Old Priest writ large.

20

This also was first added in the edition of 1673.

SONNETS.

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of day,

1

Nightingale, that on yon bloomy spray

Warblest at eve, when all the woods are still, Thou with fresh hope the lover's heart doit fill,

While the jolly hours lead on propitious May. Thy liquid notes that close the

eye

5. First heard before the shallow cuckoo's bill, Portend success in love; O if Jove's will

Have link'd that amorous power to thy soft lay, Now timely fing, ere the rude bird of hate

Foretel my hopeless doom in some grove nigh; "As thou from year to year hast sung too late For my relief, yet hadft no reason why:

Whether the Muse, or Love call thee his mate,
Both them I ferve, and of their train am I.

II.
Donna leggiadra il cui bel nome honora

L'herbosa val di Rheno, e il nobil varco,
Bene è colui d'ogni valore scarco

Quol tuo spirto gentil non innamora,
Che dolcemente moftra fi di fuora

3 De sui atti foavi giamai parco,

E i don', che fon d'amor faette ed arco, La onde l' alta tua virtu s'infiora.

Quando Quando tu vaga parli, o lieta canti

Che mover possa duro alpestre legno

Guardi ciascun a gli occhi, ed a gli orecchi
Le’entrata, chi di te fi truova indegno;

Gratia fola di su gli vaglia, inanti
Che'l disio amoroso al cuor s'invecchi.

III.
Qual in colle aspro, al imbrunir di sera

L'avezza giovinetta paftorella
Va bagnando l'herbetta strana e bella

Che mal si spande a disusata spera
Fuor di sua natia alma primavera,

Cofi Amor meco insù la lingua snella
Delta il fior novo di strania favella,

Mentre io di te, vezzosamente altera,
Canto, dal mio buon popol non inteso

E'l bel Tamigi cangio col bel Arno.
Amor lo volse, ed io a l'altrui peso
Seppi ch' Anor cosa mai volse indarno.
Deh! foss' il mio cuor lento e'l duro sen
A chi pianta dal ciel fi buon terreno.

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CANZO N E.
Ridonsi donne e giovani amorofi

M'accostandosi attorno, e perche fcrivi,
Perche tu scrivi in lingua ignota e strana
Verdeggiando d'amor, e come t'ofi?
Dinne, se la tua fpeme fia mai vana,
E de pensieri lo miglior t' arrivi;
Coli mi van burlando, altri rivi

5

IO

Altri lidi t'aspettan, & altre onde
Nelle cui verdi sponde
Spuntati ad hor, ad hor a la tua chioma
L'immortal guiderdon d' eterne frondi
Perche alle spalle tue soverchia soma?

Canzon dirotti, e tu per me rispondi
Dice mia Donna, e'l suo dir, è il mio cuore
Questa e lingua di cui si vanta Amore.

15

IV.

5

Diodati, e te'l dirò con maraviglia,

Quel ritroso io ch'amor fpreggiar foléa
E de suoi lacci spesso mi ridéa

Gia caddi, ov' huom dabben talhor s'impiglia.
Ne treccie d'oro, ne guancia vermiglia

M'abbaglian sì, ma sotto nova idea
Pellegrina bellezza che'l cuor bea,

Portamenti alti honefti, e nelle ciglia
Quel sereno fulgor d'amabil nero,

Parole adorne di lingua piu d' una,

E’l cantar che di mezzo l'hemispero
Traviar ben puo la faticosa Luna,
E degli occhi suoi auventa fi gran

fuoco Che l'incerar gli orecchi mi fia poco.

10

V.
Per certo i bei vostri occhi, Donna mia

Effer non puo che non sian lo mio sole
Si mi percuoton forte, come ei suole
Per l'arene di Libia chi s'invia,

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Mentre un caldo vapor (ne sentì pria)

Da quel lato si spinge ove mi duole, «Che forse 'amanti nelle lor parole

Chiaman sospir ; io non so che fi fia : Parte rinchiusa, e turbida fi cela

Scoffo mi il petto, e poi n'uscendo poco

Quivi d' attorno o s'agghiaccia, o s'ingiela ;
Ma quanto à gli occhi giunge a trovar loco

Tutte le notti a me suol far piovose
Finche mia Alba rivien colma di rose.

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VI.
Giovane piano, e semplicetto amante

Poi che fuggir me stesso in dubbio fono,
Madonna a voi del mio cuor l'humil dono

Faro divoto; io certo a prove tante
L'hebbi fedele, intrepido, costante,

De pensieri leggiadro, accorto, e buono ;
Quando rugge

il gran mondo, e scocca il tuono,
S'arma di se, e d'intero diamante,
Tanto del forse, e d'invidia sicuro,
Di timori, e speranze al popol use

Quanto d'ingegno, e d'alto valor vago,
E di cetta fonora, e delle muse :

Sol troverete in tal parte men duro
Ove Amor mise l'insanabil ago.

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VII. On

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